ORISTANO, 17 DICEMBRE 2008 - Una partnership sperimentale tra la Azienda sanitaria locale n°5 di Oristano e il Centro di riabilitazione “Santa Maria Bambina” di Oristano per la gestione integrata delle attività di riabilitazione di pazienti in coma, con gravi cerebropatie, ictus, traumi cranici e portatori di patologie complesse. Il Centro Santa Maria Bambina gestirà, in modo integrato e in via sperimentale con la Asl di Oristano, una serie di prestazioni neuroriabilitative e altre attività di riabilitazione intensiva. Un esperimento innovativo per la Sardegna e tra i pochi in Italia che percorre la via dell'integrazione pubblico-privato non solo dal punto di vista finanziario, ma anche sanitario.
I professionisti dell'azienda sanitaria locale lavoreranno fianco a fianco con quelli del Santa Maria Bambina, tentando la strada della reciproca contaminazione, mettendo a disposizione gli uni degli altri competenze, risorse umane e finanziare in modo da creare un polo sanitario d'avanguardia che permetterà ai pazienti sardi di non emigrare verso altre regioni per ottenere prestazioni d'eccellenza.
I termini dell'accordo, raggiunto qualche giorno fa tra la Direzione generale della Asl e gli amministratori del Santa Maria Bambina alla presenza dell'Assessore regionale alla Sanità Nerina Dirindin, sono stati illustrati ieri presso la sala riunioni del Centro di Cura dai vertici della Asl - presenti il Direttore generale Bruno Palmas, il direttore sanitario Nicola Orrù, il direttore amministrativo Antonella Carreras – e dai rappresentanti del Centro – il presidente, monsignor Vincenzo Curreli, la direttrice sanitaria Luciana Minnai e gli amministratori.
All'incontro hanno partecipato anche l'arcivescovo di Oristano, monsignor Ignazio Sanna, i responsabili medici delle aree interessate dalla fusione, i dipendenti del Centro di riabilitazione, i soci delle cooperative che collaborano con la Fondazione “Santa Maria Bambina” e i rappresentanti delle sigle sindacali Cgil, Cisl, Ugl.
Dell'intesa si è detto soddisfatto il manager Asl, che ha rimarcato l'importanza di un'operazione da cui entrambi i partner, quello pubblico e quello privato, possono guadagnare in termini di qualità delle prestazioni. «Insieme alla qualità, valuteremo l'appropriatezza della gestione sanitaria - ha dichiarato Palmas – Ci auguriamo una proficua e aperta collaborazione da parte di tutti i soggetti coinvolti nell'esperimento, in modo da raggiungere una perfetta integrazione e da poter, l'anno prossimo, far sì che non si tratti più di un progetto sperimentale, ma di una integrazione strutturata».
Uguale soddisfazione è arrivata da parte di don Vincenzo Curreli: «L'accordo va nel senso di una razionalizzazione e valorizzazione delle professionalità presenti» ha affermato il presidente del “Santa Maria Bambina”, rassicurando i dipendenti e i collaboratori della struttura privata sul mantenimento delle condizioni lavorative e retributive attuali di fronte alle richieste circa le prospettive future.
«E' necessario – ha concluso l'arcivescovo Sanna – un supplemento di responsabilità e di coraggio, per far sì che questa importante collaborazione vada a buon fine».
Il ruolo del Centro per il territorio oristanese e per l’intera regione è stato del resto riconosciuto anche dal Piano sanitario regionale, secondo cui – nell’ambito della ristrutturazione e del rafforzamento della rete regionale dell’attività post acuzie di riabilitazione – il “Santa Maria Bambina” è stato valutato come un centro di riabilitazione ad alta specialità per le grandi patologie, per le attività neuroriabilitative e di riabilitazione cardiologica.